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Barbera d’Asti: una, nessuna … e duecentomila!

L'evento Collisioni in Monferrato con gli occhi di Michele Longo

Wine Stories > W.E.B.'s Focus

Ho voluto prendere in prestito il titolo di uno dei più famosi romanzi pirandelliani (e sono sicuro che, visto il motivo, sarò perdonato dallo stesso autore) perché credo possa sintetizzare bene l’essenza di questa denominazione e di questo vitigno.

Come il protagonista del romanzo, considerato uno dei personaggi più multiformi e compositi descritti da Pirandello, anche la Barbera d’Asti è un vino dai caratteri molteplici; sicuramente più complesso e ampio di quanto possa apparire. Le analogie con il protagonista finiscono qui e, soprattutto, il destino dei due è sicuramente diverso. Per Vitangelo Moscarda (il protagonista del romanzo) un finale travagliato, profondo, con il rifiuto del nome e la sua rovina economica. Per la Barbera d’Asti, invece, una ritrovata consapevolezza di se, come protagonista del panorama vitivinicolo italiano e non solo.

Ma torniamo al perché di questo titolo!

Una: perché stiamo parlando di una denominazione, e poi perché la Barbera è femmina!

Nessuna: perché nessuna varietà sa interpretare l’anima popolare di un territorio come lei; perché nessuna ha rappresentato il “vino-da-tavola” (nel senso più nobile del termine, e non come ultimo gradino della “piramide” delle Denominazioni Italiane, n.d.r) con lo stesso spirito; perché nessuna ha dovuto subire così pesantemente l’onta del disonore causato dallo scandalo del metanolo degli anni ’80 (seppur a causa di un unico produttore); perché come nessuna merita un posto di rilievo nel panorama vitivinicolo italiano e mondiale; perché nessuna altra varietà riesce a stupire per la capacità di “invecchiare” pur rimanendo sempre “giovane e viva”; potrei continuare così ancora per molto …

Duecentomila: questa è una “licenza” che mi prendo dal titolo originale; perché sono ben duecentomila (200.000) gli ettari dell’areale della Barbera d’Asti. Così, se pensiamo che la zona del Barolo ne conta “solo” 2.000, e siamo tutti concentrati a parlare e disquisire delle differenze tra un Barolo di La Morra ed uno di Serralunga, e tra uno di Barolo e uno di Monforte, allora capirete quanto complesso e variegato possa essere il “mondo” della Barbera d’Asti, in un territorio che è 100 volte più ampio di quello del Barolo.

Lo spunto per raccontare questa denominazione me lo ha fornito l’Educational Tour, frutto della collaborazione tra il Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il “Progetto Vino” del Festival Collisioni, organizzato dall’ 11 al 13 luglio 2017, nei territori vinicoli del Monferrato, che ha visto 15 esperti del settore enogastronomico, provenienti da tutto il mondo, scoprire la ricchezza del patrimonio vitivinicolo del Monferrato, attraverso un ampio programma di degustazioni, seminari, visite in cantina e incontri coi produttori.

Per l’occasione, insieme a Ian D’Agata, abbiamo preparato una presentazione sulla zonazione della Barbera d’Asti partendo dal libro “BARBERA – Studio per la caratterizzazione del territorio, delle uve e dei vini dell’area di produzione della Barbera d’Asti” - Supplemento al n.26 di “Quaderni della Regione Piemonte-Agricoltura”, che è stato il pretesto per presentare ai nostri ospiti questa denominazione e approfondirne alcuni aspetti.

Complessità

Forse duecentomila è esagerato (seppur rappresenti la superficie lorda di tutto l’areale), ma sicuramente non possiamo pensare a un’unica espressione di questa denominazione. Se nel precedente studio della Regione Piemonte sulla zonazione del Barolo, le Unità di Terra (per la definizione delle diverse Unita si è preso in considerazione la litologia, la morfologia, l'uso del suolo, i caratteri pedologici e l'indice di assolazione) individuate in un’area di 14x10 km erano 9, qui, in un’area di 55x78 km, le Unità di Terra individuate sono state ben 107, differenti tra loro per almeno uno dei parametri di studio. Già questo confronto dà una misura di quanto complesso e variegato sia quest’areale rispetto a quello del Barolo, senza considerare che qui le differenze climatiche, di altitudine (da 220 mt a 480 mt per il Barolo, da 150 mt a 650 mt per la Barbera d’Asti), paesaggistiche e pedologiche sono molto più rilevanti. Questo fa comprendere quanto sia senza dubbio riduttivo parlare semplicemente di Barbera d’Asti, fermandosi alla denominazione, senza ulteriori approfondimenti sulle zone di provenienza.

Differenze e tratti comuni

Nello studio condotto, la caratterizzazione sensoriale dei diversi campioni di vino prodotti dalle 6 sottozone pedologiche distinte individuate, ha messo in evidenza che alcuni descrittori visivi-olfattivi-gustativi sono realmente caratteristici della Barbera d’Asti, tanto da sviluppare una apposita “scheda-a-ruota” in cui riportare, per ognuno dei descrittori, l’intensità dello stesso. Una Barbera potrà essere di colore rosso violetto o rosso rubino, con gli immancabili più o meno intensi riflessi violacei. Nei profumi potremo riconoscere, con maggiore o minore intensità e persistenza, viola, rosa, pepe, chiodi di garofano, more, ciliegie, prugne essiccate, confettura di frutti rossi, poi ancora fieno e note erbacee. E la riconducibilità di questi caratteri con i suoli di provenienza? … Qui i risultati sono più complessi. In un’analisi monovariata (verificando cioè l’impatto del suolo delle 6 sottozone su un singolo parametro alla volta) si è potuto constatare che a suoli sabbiosi corrispondono vini con una gradazione alcolica ed una struttura inferiore, un’acidità maggiore e una colorazione più intensamente violacea/purpurea, mentre a suoli limoso-argillosi corrispondono vini con maggior struttura, acidità minore e una colorazione meno violacea e più rosso rubino. L’opinione diffusa che “il suolo conta!” è quindi corretta, anche se l'effetto della posizione del vigneto a scala locale (diversi microclimi, esposizione, peculiarità del sito, ecc …) e le scelte dell’uomo (in vigna e cantina) sono più rilevanti.

Da 6 (sottozone) a 2 (aree)

Dallo studio della Regione Piemonte è emerso che non è sempre possibile stabilire dall’analisi sensoriale del vino, in modo univoco, la sottozona pedologica di provenienza (quale delle 6), per via della maggior rilevanza di altri fattori. Questo è invece possibile se ci si limita a una distinzione pedologica macroscopica che identifica due sole aree, tra loro distinte principalmente per tessitura e contenuto in calcare dei suoli. Ai suoli con tessiture più grossolane e poveri di calcare attivo corrispondono vini poveri di tannini e meno strutturati, mentre i suoli con tessiture più fini e ricchi di calcare tendono a produrre vini ricchi di tannini e più strutturati. Questo è un risultato scientifico e sperimentale molto rilevante, poiché prescinde dall'impronta personale che i produttori di Barbera possono dare ai loro vini mediante il proprio lavoro in vigneto e in cantina. Può rappresentare il punto di partenza per ulteriori approfondimenti e per una miglior valorizzazione e comunicazione di questa denominazione.

Sicuramente per alcuni dei nostri ospiti è stato lo spunto, durante la degustazione con i produttori, per interagire, incuriositi nel cercare di comprendere da quale zona/sottozona la loro Barbera provenisse e che tipo di suolo caratterizzasse le loro vigne.

Le Barbere d’Asti non saranno quindi duecentomila, ma neanche una sola! Sarebbe farle un torto non dedicare tempo a cercare di comunicare la complessità di questa denominazione e le sue molteplici espressioni in questo territorio così variegato … magari, com’è stato suggerito da più di uno degli esperti presenti, arrivando a comprendere che la Barbera d’Asti non ha bisogno di “aiuti” esterni (che siano merlot, cabernet e via dicendo) e che, in purezza (come si è fatto per il Nizza), può rappresentare l’espressione più autentica dell’Astigiano e del Monferrato ed esserne il suo miglior ambasciatore.

“Generosa Barbera, Bevendola ci pare di essere soli in mare, sfidando la bufera”. Questi i versi del Carducci dedicati al più piemontese dei vitigni, … perché la Barbera è generosa e anche “leggendaria”! (Cesare Pavese dixit).

Oh Barolo, perché sei tu Barolo?

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Wine Stories > W.E.B.'s Focus

Per chi non conoscesse ancora questo meraviglioso vino o per chi semplicemente non si stanca mai di imparare qualcosa di nuovo!

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Wine Stories > W.E.B.'s Focus

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Wine Stories > Produttori

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Wine Stories > W.E.B.'s Focus

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Wine Stories > W.E.B.'s Focus

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Wine Stories > W.E.B.'s Focus

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